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Emulsionanti: la nuova minaccia del diabete?

26 Giugno 2024

Uno studio associa gli emulsionanti, comuni additivi alimentari, a un maggior rischio di diabete di tipo 2. I risultati suggeriscono la necessità di ulteriori ricerche e possibili revisioni normative.

Articolo scritto da Dott. Carmine Di Iorio, neurobiologo e consulente nutrizionale

Introduzione agli additivi e agli studi correlati

Gli additivi alimentari sono ampiamente utilizzati nell’industria alimentare per numerosi scopi, come migliorare e preservare la consistenza, il gusto, il colore e l’aspetto dei prodotti [1]. La presenza di additivi è generalmente associata agli alimenti ultra-processati, che rappresentano una percentuale importante dell’apporto calorico giornaliero e sono associati ad un aumento del rischio di condizioni croniche in oltre 75 studi prospettici in tutto il mondo [2].

Nel 2009 in Francia è stato lanciato lo studio NutriNet-Santè con l’obbiettivo principale di indagare le relazioni tra alimentazione e salute [3]. In particolare, è stato osservato un’associazione tra alimenti ultra-processati e un elevato rischio di Diabete di tipo 2 [4]. Associazioni simili sono state trovate in altri studi di coorte condotti nei Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito [5].

Diete sostenibili per un pianeta sano

Focus sugli emulsionanti e loro effetti

Tra i vari additivi che potrebbero contribuire a queste associazioni, gli emulsionanti alimentari sono i più presenti. Gli emulsionanti sono ampiamente utilizzati per migliorare la consistenza e consentire una maggiore durata di conservazione in una varietà di alimenti ultra-processati come cioccolato, gelato, biscotti, cereali ultra lavorati, latticini, maionese, oli e sciroppi. A livello globale, gli emulsionanti più utilizzati sono le lecitine (E322), presente nel 14% dei prodotti alimentari nell’UE secondo i dati forniti dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), seguiti da monogliceridi e digliceridi degli acidi grassi (E471)con il 7%, gomma di guar (E412) al 6%, gomma di xantano (E451) al 5%, carragenine (E407) nel 4% e cellulose (E460-469) nel 2% degli alimenti [6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13].

Recenti studi sperimentali hanno dimostrato che gli emulsionanti possono modulare direttamente la composizione e la funzione del microbiota intestinale, determinando l’invasione del microbiota e l’infiammazione intestinale cronica di basso grado, innescando così i disordini metabolici [14].

Studi clinici in vitro su animali e interventistici a breve termine hanno dimostrato che il consumo di emulsionanti inducedisbiosi del microbiota intestinale, che stimola la segnalazione pro-infiammatoria, predisponendo potenzialmente l’ospite che lo consuma a diverse malattie come ipertensione, obesità, diabete e altri disturbi cardiometabolici [15].

Metodi di raccolta dati

NutriNet-Santè è uno studio di popolazione e i partecipanti vengono reclutati attraverso vaste campagne multimendiali tra la popolazione francese di età superiore ai 15 anni con accesso ad internet. L’iscrizione comporta creare un account personale sulla piattaforma https://etude-nutrinet-sante.fr/, ancora attiva. Completata l’iscrizione, i partecipanti compilando 5 questionari forniscono informazioni dettagliate sul loro stile di vita, dati sociodemografici, stato di salute, abitudini alimentari, dati antropometrici e livello di attività fisica. Al momento dell’inclusione, e successivamente ogni 6 mesi, i partecipanti compilano tre giorni non consecutivi di registri dietetici di 24 ore, assegnati in modo casuale su un periodo di 2 settimane, inclusi due giorni feriali e un giorno del fine settimana [3].

L’assunzione di additivi alimentari è stata quantificata sulla base dei dati forniti dalle cartelle cliniche dei partecipanti, in cui erano registrati i marchi commerciali oi nomi dei prodotti industriali consumati. Tra gli additivi alimentari disponibili quantificati dai registri dietetici dei partecipanti, sono stati identificati 61 additivi alimentari classificati come emulsionanti o sali emulsionanti nel database del Codex GFSA, o secondo le normative statunitensi o britanniche quando non inclusi nel Codex(ad esempio, E404, E418 ed E468) e hanno considerato la somma delle loro assunzioni come l’esposizione totale all’emulsionante [16].

Inoltre, i singoli emulsionanti con strutture chimiche simili sono stati sommati in otto gruppi: fosfati totali (E339, E340, E341, E343, E450, E451 ed E452), lattilati totali (E481 ed E482), esteri poliglicerolici totali degli acidi grassi (E475 e E476), monogliceridi e digliceridi totali degli acidi grassi (E471, E472 ed E472a-bce), cellulose totali (E460, E461, E464, E466 ed E468), carragenine totali (E407 ed E407a), alginati totali (E400, E401 , E402, E404 ed E405) e amidi modificati totali (E14xx).

l Diabete di tipo 2 è stato valutato con un approccio multi-fonte. Durante il follow-up i partecipanti potevano segnalare eventi sanitari, cure mediche ed esami tramite i questionari sanitari semestrali o in qualsiasi momento direttamente tramite l’interfaccia sanitaria del proprio account personale. Inoltre, il gruppo NutriNet-Santé è stato collegato al database del sistema di assicurazione sanitaria nazionale per raccogliere ulteriori informazioni su trattamenti e consultazioni mediche. La coorte NutriNet-Santé è stata anche collegata al registro nazionale francese della mortalità (CépiDC) per identificare l’evento e la causa della morte [3].

Emulsionanti e diabete: i dati emersi

In questa analisi sono stati inclusi un totale di 104.139 partecipanti dello studio di coorte NutriNet-Santé, arruolati tra il 1 maggio 2009 e il 26 aprile 2023, di cui 82.456 (79·2%) erano donne, con un’età media di 42,7 anni. Con una media di 5,7 registrazioni dietetiche completate, il 99,7% dei partecipanti è stato esposto ad almeno un emulsionante additivo alimentare.

Tra il 2009 e il 2023 in seguito all’inclusione dei partecipanti sono stati rilevati un totale di 1056 casi incidenti di Diabete di tipo 2 ed è stato appurato che l’assunzione dei seguenti emulsionanti è associata al rischio di sviluppare il Diabete di tipo 2: carragenine totali, gomma di carragenina (E407), fosfato tripotassico (E340), esteri dell’acido acetil tartarico di monogliceridi e digliceridi degli acidi grassi (E472e), citrato di sodio (E331), gomma di guar (E412), gomma arabica (E414) e gomma di Xantano (E415).

Questa coorte su larga scala di adulti francesi ha rilevato associazioni tra l’assunzione di emulsionanti e il rischio di Diabete di Tipo 2. Più specificatamente, sono state osservate associazioni positive per sette singoli emulsionanti. Le esposizioni qualitative e quantitative agli additivi alimentari sono state valutate nella coorte NutriNet-Santè considerando diversi marchi commerciali dei prodotti, per fornire un elevato livello di accuratezza sulla composizione alimentare di ciascun alimento o bevanda consumato a livello individuale.

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Limiti delle attuali linee guida e ipotesi sui meccanismi

Gli emulsionanti autorizzati sono considerati sicuri per il consumo umano e, per alcuni di questi, l’EFSA e il comitato congiunto della Joint Food and Agricolture Organization (FAO)/WHO Expert Committe on Food Additive (WHO-FAO JECFA) hanno stabilito le dosi giornaliere accettabili (DGA), come per tutti gli altri additivi alimentari. Le DGA hanno teoricamente lo scopo di proteggere i consumatori dai potenziali effetti avversi di ogni singola sostanza contenuta in un dato prodotto alimentare. In tal contesto EFSA e FAO-OMS hanno effettuato un’analisi approfondita di tutta la letteratura disponibile, ma tali rapporti non includevano né dati epidemiologici clinici né le ultime ricerche sperimentali sugli esiti oltre la citotossicità e la genotossicità, come la disbiosi del microbiota.

Il presente studio su larga scala, così come le prove crescenti provenienti da recenti studi sperimentali che hanno esplorato nuovi risultati, come l’alterazione del microbiota intestinale, sollevano preoccupazioni sulla necessità di rivedere le DGA per diversi additivi alimentari, compresi gli emulsionanti [17, 18]. Ad esempio, nel presente studio, nessun partecipante ha superato la DGA di 75 mg/kg di peso corporeo al giorno per le carragenine totali (E-407-407a), ma è stata osservata un’associazione positiva con il diabete di tipo 2 per questi additivi ampiamente utilizzati.

Recenti studi sperimentali sugli animali suggeriscono prove di infiammazione intestinale con maggiori esposizioni alla carragenina [19, 20]. Di conseguenza, il JECFA ha limitato l’uso della carragenina negli alimenti e nelle formule per l’infanzia [21]. Per molti altri emulsionanti non sono state finora definite DGA, mentre recenti studi sul microbiota intestinale hanno rivelato potenziali effetti avversi dovuti alla loro esposizione [22]. La disbiosi indotta dall’esposizione cronica agli emulsionanti può provocare infiammazioni croniche intestinali e sistemiche, che potrebbero colpire altri organi [16]. La segnalazione infiammatoria di basso grado può indurre la sindrome metabolica e potenzialmente il diabete di tipo 2 desensibilizzando la segnalazione del recettore dell’insulina [23].

Conclusioni e prospettive future

Sono state osservate associazioni positive tra assunzioni più elevate di gruppi emulsionanti totali e specifici e il rischio di malattie cardiovascolari [15].È interessante notare che gli emulsionanti collegati alle malattie cardiovascoli (cellulosa, mogliceridi e digliceridi di acidi grassi (E460, E466, E472b ed E472c) sono distinti da quelli associati al diabete di tipo 2, indicando profili di rischio unici per ciascuna condizione. Tale differenza potrebbe risiedere nei percorsi biologici differenziali influenzati da questi composti. Gli emulsionanti legati alle malattie cardiovascolari potrebbero influenzare il metabolismo del colesterolo e la funzione endoteliale, mentre quelli legati al diabete di tipo 2 potrebbero interagire con la segnalazione dell’insulina e l’omeostasi del glucosio, riflettendo meccanismi d’azione unici per ciascuna condizione.

Sono, ovviamente, necessarie ulteriori ricerche multidisciplinari per svelare i meccanismi biologici alla base delle associazioni osservate tra l’esposizione agli emulsionanti e il rischio di diabete di tipo 2. L’epidemiologia meccanicistica, che studia la mediazione tramite biomarcatori di infiammazione, stress ossidativo, metabolomica e profili del microbiota intestinale, è promettente (ed è in corso in NutriNet-Santé). Anche la ricerca sperimentale in vitro e in vivo sui singoli emulsionanti e sulle loro miscele, insieme a studi randomizzati controllati a breve termine sui primi risultati metabolici potranno offrire spunti chiave in questo campo.

In conclusione, lo studio NutriNet-Santè ha evidenziato associazioni positive tra vari emulsionanti e un aumento del rischio di diabete di tipo 2 in un’ampia coorte potenziale di adulti francesi. Questi risultati forniscono la prima visione epidemiologica sul potenziale coinvolgimento nello sviluppo del Diabete di tipo 2 degli additivi emulsionanti che sono onnipresenti nelle diete occidentali e consumati quotidianamente da milioni di bambini e adulti in tutto il mondo.

Per rafforzare le prove su questo argomento sono necessari ulteriori studi epidemiologici osservazionali a lungo termine, nonché interventi a breve termine e ricerche sperimentali precliniche.

Se confermati, questi risultati potrebbero indurre a una rivalutazione delle normative che regolano l’uso degli emulsionanti additivi alimentari da parte dell’industria alimentare per una migliore protezione dei consumatori.

Consapevolezza alimentare grazie alla nutrizione funzionale

Bibliografia

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  2. Srour B, Kordahi MC, Bonazzi E, Deschasaux-Tanguy M, Touvier M, Chassaing B. Ultra-processed foods and human health: from epidemiological evidence to mechanistic insights.Lancet GastroenterolHepatol. 2022; 7: 1128-1140
  3. Hercberg S, Castetbon K, Czernichow S, et al.The Nutrinet-Santé Study: a web-based prospective study on the relationship between nutrition and health and determinants of dietary patterns and nutritional status.BMC Public Health. 2010; 10: 242.
  4. Srour B, Fezeu LK, Kesse-Guyot E, et al.Ultraprocessed food consumption and risk of type 2 diabetes among participants of the NutriNet-Santé prospective cohort.JAMA Intern Med. 2020; 180: 283-291.
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